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giovedì 28 maggio 2015

CARGEGHE: San Procopio



Nella memoria tradizionale cargeghese non rimane il benché minimo ricordo della chiesa rurale di San Procopio poiché con molta probabilità fu già ridotta allo stato di rudere verso la metà del XVIII° secolo.
Le uniche notizie relative a tale edificio sacro sono quelle contenute nei registri parrocchiali tra la fine del XVI° secolo e la prima metà del secolo successivo.

Nel legato di Magdalena de Fiumen del 4 novembre 1591, la chiesa viene menzionata per la prima volta:
“Ittem queret que su mesu desa tribuna de Stu Procopiu siat fata subra su sou.” Item vuole che la metà della tribuna di San Procopio sia fatta sopra il suo. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 122/69)

In altra registrazione di pochi anni posteriore si apprende che la chiesa necessitava di lavori (di ampliamento?) - faguere fabricu - e si dava disposizione che si pagasse la giornata di un maestro muratore.

Legato di Brancaziu Mula del 19 settembre 1595:
“Asa ecclesia de Santu Precopiu ecclesia rorale de ditta villa cando li faguere fabricu una jornada de unu mastru et (medrigadu?) overu (?) degue soddos.” Alla chiesa di San Procopio chiesa rurale di questa villa quando faranno lavori una giornata di un maestro e (medrigadu?) ovvero (?) dieci soldi. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 43d).

Probabilmente i lavori di ristrutturazione non erano ancora conclusi se solo un anno dopo Ambrosu Solinas lasciò 10 soldi e altri fondi per incalcinare l'edificio.

Legato di Ambrosu Solinas, 11 luglio 1596:
“(...) et a Santu Procopiu 10 soddos (...). Ittem lassat qui subra sos benes suos siat inquarquinada sa ecclesia de Santu Procopiu (?).” E a san Procopio 10 soldi (...). Item lascia che sopra i suoi beni sia incalcinata la chiesa di San Procopio. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 71/24/3).

In una registrazione del XVII° secolo ritroviamo una sua menzione inerente il lascito di terreni forse confinanti a quelli dell'Opera della chiesa. (riportiamo la traduzione)

Legato di Priamu Pinna, 18 marzo 1624:
Item testiamo, lasciamo, vogliamo e comandiamo (?) e l'anima nostra dopo seguita la morte di entrambi noi altri all'opera di San Procopio chiesa rurale della presente villa tutte quelle terre nostre che teniamo e possediamo nei territori della presente villa nel luogo detto Valle pedrosa(1), dette terre vogliamo che sempre e quando le voglia (?) gli operai a conto e profitto di detta opera che le (?) alla buonora e (?) se non le vogliono (?) vogliamo che dette terre si vendano al (?) risulta di dette terre si carichino a sensale in luogo sicuro, e della pensione si paghi per riparare ogni anno la predetta chiesa (?) essere questa l'ultima nostra volontà che vogliamo. (Quinque libri, registro dei battesimi n. 1, foglio 80b/32b).

Non vengono riscontrate ulteriori registrazioni posteriori che menzionano la chiesa, e ciò lascerebbe presumere che si avviò un processo di degrado delle strutture e rimozione dalla memoria collettiva.

Nel libro di amministrazione della parrocchia SS MM Quirico e Giulitta della seconda metà del XVIII° secolo si menziona il sito di Santu Precòpiu o Procòpiu, indicando la sua ubicazione nella Vidassoni de Campu de Mela, un'area posta nella piana a valle del paese, confinante con altro sito denominato Coa de Molino.
In virtù di tali "coordinate" è stato possibile individuare l'odierna area corrispondente all'agiotoponimo settecentesco oggi caduto in disuso. In tale luogo era probabilmente ubicato l'edificio di culto, forse all'epoca, come accennato, già in stato di rudere. L'area da sempre è sottoposta a lavori agricoli e dunque in situ non si rilevano tracce di un antico edificio.


La medesima area venne archeologicamente investigata dalle dott.sse Giuseppina Manca di Mores e Tiziana Bruschi alla fine degli anni '90 del secolo scorso. Tale sito però nello studio pubblicato alla fine dei lavori venne indicato con il toponimo di S. Episcopio (al momento si ignora da dove sia stato attinto) e non con quello corretto di Santu Procòpiu. Anch'esso, insieme al sito di Santu Pedru - separati da una strada – fu probabilmente inerente al villaggio di Carieke, la Cargeghe medievale, nella cui area lo studio in questione ha evidenziato una vastissima area di frammenti ceramici che coprono un arco cronologico compreso almeno fra il II secolo a.C. e il VII d.C. da riferire ad un insediamento di lunga durata. Congetturando è ipotizzabile che le chiese di Santu Pedru e Santu Procòpiu appartenessero al medievale villaggio di Carieke, che in data imprecisata ma verso la metà del XIV° secolo spostò la sua sede originaria nell'attuale sito.

Sempre in tale area si trovano i ruderi di un antico mulino idraulico. Parte dei materiali utilizzati per l'edificazione del mulino ottocentesco potrebbero provenire dai ruderi della vicina chiesa? Solo una supposizione.




Labili tracce della chiesa “scomparsa” e del culto del martire si ritrovano in altre chiese del paese. All'interno dell'Oratorio di Santa Croce ad esempio, vi sono due porzioni di cornice con incisa una datazione e una iscrizione, presumibilmente seicentesche, ad oggi ancora inedite, che potrebbero essere ricondotte, almeno la seconda, alla chiesa in esame ed inseguito ricollocate quali elementi decorativi all'interno dell'Oratorio. La prima cornice posta nella parete destra, porta incisa la data del 1630, ma non è possibile comprendere se sia l'anno indicante l'edificazione dell'Oratorio, o un elemento importato e inglobato nella muratura.
La seconda cornice collocata nella parete opposta reca incisa invece una parziale iscrizione con segni di interpunzione, la quale recita:

 · P · MAR · PORC · O ·

che potrebbe essere interpretata nella maniera seguente:
· P[RO?] · MAR[TYRIS] · PORC[OPIUS] · O[PUS] ·

Forse una iscrizione relativa ad importanti lavori eseguiti all'interno della chiesa rurale e che in seguito al suo decadimento vennero asportati parte dei materiali e ricollocati nell'Oratorio in data imprecisata. Il Porc[opius] dell'iscrizione potrebbe essere l'esito per metatesi di Procopius.





All'interno della parrocchiale del paese, in una delle cappelle tardogotiche laterali, trovasi un dipinto del quale si possiedono rare notizie, forse eseguito alla fine del XVI° secolo, c'è chi dice dalla bottega di Baccio Gorini, o da tal Marco Antonio Maderno pittore pavese presente in quell'epoca a Cargeghe. L'opera “Madonna in trono e Santi” dove vengono ritratti tra le altre figure, due martiri dei quali quello sul lato destro del dipinto potrebbe ricondurre al martire Procopio poiché rappresentato con ai piedi elmo, scudo e spada e dunque effigiato come un martire guerriero del tutto simile alla iconografia conosciuta di san Procopio.




A cura di Giuseppe Ruiu cultore di storia locale (leggi la scheda completa nel suo blog)

Progetto: www.chiesecampestri.it 

mercoledì 13 luglio 2011

SASSARI: Sant'Elia Profeta






Era nota come Sant'Elia al Monte in quanto si trovava alla falda del così detto 'Monte Rosello', ossia l'altura digradante verso maestrale su cui oggi sorgono alcuni quartieri residenziali della Sassari moderna. Uniche notizie sulla chiesa prese dal Sassari di Enrico Costa (vol. II, pp. 1197-98): è ricordata come chiesa "extra muros" della città, posta a una certa distanza, nell'atto del 31 agosto 1571 con cui l'Arcivescovo Martino Martinez Villa "unisce" i frutti delle rendite derivanti da pertinenze e terre di 46 chiese campestri alla Chiesa Cattedrale Turritana; Sant'Elia è poi menzionata nelle Congregazioni Capitolari avvenute tra il 1597 e il 1617, ma non è riportato dal Costa quante volte e in quali anni. Il piccolo tempio fu poi citato dal poemetto "Verdadera relatiòn delle cose meravigliose che avvennero nella città di Sassari nel 1648" del Padre cappuccino Antonio Sortes (poemetto di 208 stanze, stampato nel 1649). Nel poema, dedicato al Crocifisso miracoloso della chiesa parrocchiale sassarese di Sant'Apollinare, Sortes scrive nella stanza 63, dell'edificio che è indicato come "povero", a dimostrare la semplicità e l'essenzialità che la chiesa dedicata al santo profeta doveva presentare al fedele; ecco il testo:
 
Secretos anduvieron hasta el monte
Do San elias tiene el pobre Templo,
Y con sus disciplinas à Aqueronte
Dieron mucha afliciòn (como contemplo),
Y si bien obscuro el orizonte
Porque la gente de esto tome ejemplo,
Mandan los Cielos luego à publicarlo,
Porque venga la gente a imitarlo.
 
Trovo poi menzione della chiesa, come ancora esistente, nel Cessato Catasto Agricolo del 1876, al Mappale 3269 Frazione I² : "Chiesa di Sant'Elia", con accesso dalla "Strada per Sorso", confinante con gli eredi "Mela di Sant'Elia" (map. 3267) e le Monache Cappuccine (map. 3268), corrispondente nella mappa stilata nel 1864. La mappa dimostra come il piccolo tempio sorgesse nell'area oggi prossima alla Via Pirandello, lato destro percorrendola in direzione Sorso. Nell'area oggi non si distingue alcuna vestigia della chiesa: propendo, confrontando la vecchia mappa ottocentesca con l'attuale situazione, che l'edificio fosse collocato nel campo tra la rotatoria posta all'innesto con la Strada Provinciale 60 "Buddi Buddi" e la prima curva a tornante  (discesa verso la valle di Logulentu) della Strada Statale 200 Sorso e Sennori
 
A cura di Alessandro Ponzeletti, specializzato in Studi Sardi in Indirizzo artistico-archeologico 
 
Progetto: chiesecampestri.it